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BIOGRAPHY

Leonardo Blandino, born in Ragusa (IT) in 1992, lives in Modica (IT) and Milan (IT), putting a constat effort in conducting his personal artistic research and exploration in painting and drawing. Blandino graduated from the Academy of fine arts of Brera, where he attended Gaetano Grillo's classes on Visual Arts, focused especially on painting. People are the subject of Blandino's artistic creation, real people that, because of their same existence, have become the living proof and testimony of human resilience, conveying universal feelings and describing every aspect of humankind's existence (sense of reality, desire, fear, death, weakness, absence, challenge, etc.).
The artist is not interested in traditional and more common ideas of art and recent trends. Still, the chance of converting his work in a bridge to communicate with the observer, it is something that excites him. Sometimes Blandino portrays his subjects with few and essential chromatic choices, emphasizing the contrast between the colours. The artist observes his work with a critical sensibility, feeling how every new piece of his creation brings in itself traces of past works.
Blandino's work reflects the cultural, historical and social sensibility of the 21 st century.

Leonardo Blandino, nasce a Ragusa (IT) nel 1992, vive tra Modica e Milano (IT), si dedica con grande impegno a una laboriosa ricerca individuale affrontando con attitudine la pittura e il disegno. Si diploma all'Accademia di belle arti di Brera seguendo i corsi di arti visive ad indirizzo pittura diretto dal maestro Gaetano Grillo, dove qui apprende maggiore conoscenza critica nella pittura. Ciò che va a raffigurare sono soggetti o meglio persone identificabili mettendo in evidenza una scelta di testimonianza reale, esprimendo sentimenti che rispecchiano gli stati d'animo di ogni essere umano (realtà, desideri, paure, morte, fragilità, assenza, sfida…).
L'artista non si pone il problema di soddisfare le tradizionali preferenze del pubblico, ma ama pensare di instaurare un'autentica comunicazione con il fruitore attraverso la sua opera. A volte definisce il soggetto rappresentato con cromatismi ridotti all'essenziale e con contrasti netti, ed è molto critico nei confronti del suo lavoro riflettendo che l'opera reca spesso tracce di qualcosa che l'ha preceduta.
Le sue opere rispecchiano una sensibilità culturale, storica e sociale del XXI secolo.

PENSIERO DELL'AUTORE

Viviamo in una società fortemente globalizzata, dove assistiamo ogni giorno allo stravolgimento di interi Paesi in nome di potenti interessi economici che non mostrano il minimo rispetto nei riguardi delle persone che li abitano. Cambiamenti dettati dalla sola ricerca del guadagno, che anziché apportare una qualche forma di miglioramento, producono un sempre più diffuso fenomeno di distacco degli individui dalle istituzioni (società, politica, cultura). Ma argomentando, si deve ammettere che il distacco di cui parliamo è forse qualcosa di addirittura più radicale, che pone le sue radici nei processi alla base della nostra stessa percezione. Non fruiamo della realtà in via diretta, ma solo mediata. L’immagine è il ponte che ci permette di uscire dai nostri confini in cerca del mondo. Ma questo rimane un mondo di immagini, oggi più di ieri. Come affermava già Martin Heidegger nel 1938, definendo il nostro tempo come «l’epoca dell’immagine del mondo», noi viviamo in un’epoca in cui non solo le immagini si moltiplicano a un ritmo esponenziale, spossessando l’uomo dell’esperienza diretta del suo vissuto, ma in cui il mondo stesso diventa un’immagine (F.A. Miglietti, L. Bruni, F. Ferrari, G. Iovane, R. Pulejo, F. Ramos, In difesa delle cause perse, Silvana Editoriale, Milano, p.7.) Siamo circondati da moltissime immagini, nel loro supporto cartaceo e ancora di più nell’assenza di questo supporto grazie alla realtà digitale. Dobbiamo confrontarci con una diffusione incontrollata causata dall’innovazione tecnologica e mass mediatica che sta determinando una radicale trasformazione della società, innescando un mutamento estetico, politico e antropologico. Una simile espansione, come ci ricorda Benjamin, ha ripercussioni anche sul valore dell’opera d’arte, dato che la sua illimitata riproduzione non può che condurre a una perdita dell’aura, del quid che rendeva un semplice manufatto ARTE. Il problema non è certo nuovo: la crisi della tradizionale concezione di Arte ha portato, già negli anni Sessanta, alla ricerca di un rinnovamento dei valori estetici. Nuove aspirazioni. Nuovi stili di vita. L’opera d’arte diventa, allora, un momento di indagine delle strutture della comunicazione visiva.
Tornando a oggi, tendiamo a sottovalutare il peso del medium immagine nella nostra vita quotidiana. Non ci rendiamo conto di quanto ci influenzi, modificando la realtà che ci circonda conducendoci in un mondo artificiale e fittizio. In origine, vivevamo un diverso rapporto con questo medium: l’immagine era qualcosa di molto intima, privata, non diffusa, e per certi versi, inappropriabile. Oggi invece si realizza il fenomeno opposto: a un’eccessiva condivisione e accessibilità, si accompagna un costante processo di appropriazione dell’immagine. Se prima, per i tempi e i costi, era difficile fissare l’esterno, cioè la realtà, rendendolo immagine fisica, oggi siamo diametralmente all’opposto, con un enorme spreco di immagini create dal digitale, che porta ad una diffusione illimitata della stessa immagine. Come detto sopra, questa rapidità e questa quantità non fanno altro che rovinare il valore del mezzo, che agli occhi dell’osservatore, deve rimanere tangibile e immediato. I valori estetici di oggi sono dettati dall’immagine. Ne soffriamo tutti il peso. Si rende necessario, allora, imparare a valutare e distinguere i valori provenienti dalla natura da quelli provenienti da mezzi artificiali e viceversa. Se dovessi indicare un tema che ha inciso sulla mia ricerca artistica e che considero determinante nella definizione della società in cui oggi viviamo, questo sarebbe l’immigrazione. È un fattore chiave nell’evoluzione del mondo del XXI secolo. Ogni singola persona porta con sé il proprio bagaglio di esperienze, producendo una diversificazione intellettuale. L’immigrazione può essere un processo di condivisione e arricchimento culturale. Anche se per molti è difficile da accettare, bisogna sempre tenere in mente che l’arricchimento culturale deriva dalla fusione tra culture differenti e culture tradizionali. Questo è innovazione.
La realtà «contemporanea» in cui viviamo è complessa. Dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa, in modo non alienato e l’arte deve fare la sua parte, dando voce agli artisti per produrre conoscenza e cultura, affrontando i grandi temi di oggi: urbanesimo e megalopoli, diaspore e migrazione, marginalità, controllo e repressione, diritti umani, ecologia e geolocalizzazione. Nelle mie opere, attraverso la figurazione pongo un’osservazione riflessiva o interrogativa. Il soggetto ha una storia, rivela altro da ciò che è, non una semplice presenza disposta su un supporto, non come un’immagine sottratta a un contesto o da un legame di azioni, ma l’essenza della riproduzione di forme esattamente identificabili e di testimonianze reali. Tutto questo valorizzando il gesto artistico senza sacrificarlo alla ricerca estetica. Non è sufficiente l’osservazione: si deve porre un’attenzione interrogativa. Detto questo con i ritratti cerco di mostrare la difficile realtà. Quando vado a dipingere un’immagine cerco di non tralasciare l’identità di quei volti straziati, anonimi, perché si tratta sempre di persone reali. Attraverso la figurazione cerco di mettere in evidenza una scelta, il mio interesse nel conoscere la realtà, i desideri, le paure, gli orrori della guerra, la fragilità della vita umana. Il soggetto ricorrente è l’essere umano, persona esistente spesso rappresentata sola o a volte in coppia. In queste figure cerco di far trasparire segni di serenità, di estasi, di violenza, di sofferenza, di sfida, di assenza, le sensazioni che rispecchiano gli stati d’animo di ognuno. La realtà che vado a osservare non mi permette di riprodurre un semplice ritratto, ma il tentativo estremo di esprimere attraverso il gesto pittorico il loro vissuto, la loro conoscenza, la loro cultura, il loro rapporto con il tempo in cui vivono e ciò che portano con sé di bene e di male. Attraverso i volti che realizzo punto a instaurare un’unione, un tutt’uno tra l’immagine e l’osservatore. Il mio «intervento» non è soltanto quello di individuare una giusta visione, ma quello di comunicare attraverso l’immagine il legame con la realtà.
I rapidi cambiamenti che avvengono nella realtà fanno sì che l’artista ne debba tenere conto. L’essere umano dovrà accorgersi della realtà in cui si trova, attraverso il confronto con l’altro. Tutto ciò segna la mia ricerca artistica.










SELECTED GROUP EXHIBITION

 

2018


Arrivederci Brera, a cura di Grillo Gaetano, Spazio Maraniello, Milano.

2017



La carica dei 104, osservatorio 9, a cura di Grillo Gaetano, Palazzo Mandelli, Arena Po.

Nel disegno, a cura di Gianluigi Rocca e Alessandro Togni, Spazio delle Arti, Trento.

2015









Rebirth-day - A white Thought for the World, a cura di Paola Salvi, Biblioteca Nazionale Braindense, Scalone d'onore, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.

 

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