Viviamo in una società fortemente globalizzata, dove assistiamo ogni giorno allo
stravolgimento di interi Paesi in nome di potenti interessi economici che non mostrano il
minimo rispetto nei riguardi delle persone che li abitano. Cambiamenti dettati dalla sola ricerca
del guadagno, che anziché apportare una qualche forma di miglioramento, producono un
sempre più diffuso fenomeno di distacco degli individui dalle istituzioni (società, politica,
cultura).
Ma argomentando, si deve ammettere che il distacco di cui parliamo è forse qualcosa di
addirittura più radicale, che pone le sue radici nei processi alla base della nostra stessa
percezione. Non fruiamo della realtà in via diretta, ma solo mediata. L’immagine è il ponte che
ci permette di uscire dai nostri confini in cerca del mondo. Ma questo rimane un mondo di
immagini, oggi più di ieri.
Come affermava già Martin Heidegger nel 1938, definendo il nostro tempo come «l’epoca
dell’immagine del mondo», noi viviamo in un’epoca in cui non solo le immagini si moltiplicano a
un ritmo esponenziale, spossessando l’uomo dell’esperienza diretta del suo vissuto, ma in cui il
mondo stesso diventa un’immagine (F.A. Miglietti, L. Bruni, F. Ferrari, G. Iovane, R. Pulejo, F.
Ramos, In difesa delle cause perse, Silvana Editoriale, Milano, p.7.)
Siamo circondati da moltissime immagini, nel loro supporto cartaceo e ancora di più
nell’assenza di questo supporto grazie alla realtà digitale. Dobbiamo confrontarci con una
diffusione incontrollata causata dall’innovazione tecnologica e mass mediatica che sta
determinando una radicale trasformazione della società, innescando un mutamento estetico,
politico e antropologico. Una simile espansione, come ci ricorda Benjamin, ha ripercussioni
anche sul valore dell’opera d’arte, dato che la sua illimitata riproduzione non può che condurre
a una perdita dell’aura, del quid che rendeva un semplice manufatto ARTE. Il problema non è
certo nuovo: la crisi della tradizionale concezione di Arte ha portato, già negli anni Sessanta,
alla ricerca di un rinnovamento dei valori estetici. Nuove aspirazioni. Nuovi stili di vita. L’opera
d’arte diventa, allora, un momento di indagine delle strutture della comunicazione visiva.
Tornando a oggi, tendiamo a sottovalutare il peso del medium immagine nella nostra vita
quotidiana. Non ci rendiamo conto di quanto ci influenzi, modificando la realtà che ci circonda
conducendoci in un mondo artificiale e fittizio. In origine, vivevamo un diverso rapporto con
questo medium: l’immagine era qualcosa di molto intima, privata, non diffusa, e per certi versi,
inappropriabile. Oggi invece si realizza il fenomeno opposto: a un’eccessiva condivisione e
accessibilità, si accompagna un costante processo di appropriazione dell’immagine. Se prima,
per i tempi e i costi, era difficile fissare l’esterno, cioè la realtà, rendendolo immagine fisica,
oggi siamo diametralmente all’opposto, con un enorme spreco di immagini create dal digitale,
che porta ad una diffusione illimitata della stessa immagine. Come detto sopra, questa rapidità
e questa quantità non fanno altro che rovinare il valore del mezzo, che agli occhi
dell’osservatore, deve rimanere tangibile e immediato.
I valori estetici di oggi sono dettati dall’immagine. Ne soffriamo tutti il peso. Si rende
necessario, allora, imparare a valutare e distinguere i valori provenienti dalla natura da quelli
provenienti da mezzi artificiali e viceversa.
Se dovessi indicare un tema che ha inciso sulla mia ricerca artistica e che considero
determinante nella definizione della società in cui oggi viviamo, questo sarebbe l’immigrazione.
È un fattore chiave nell’evoluzione del mondo del XXI secolo. Ogni singola persona porta con sé
il proprio bagaglio di esperienze, producendo una diversificazione intellettuale. L’immigrazione
può essere un processo di condivisione e arricchimento culturale.
Anche se per molti è difficile da accettare, bisogna sempre tenere in mente che l’arricchimento
culturale deriva dalla fusione tra culture differenti e culture tradizionali. Questo è innovazione.
La realtà «contemporanea» in cui viviamo è complessa. Dobbiamo tornare a pensare con la
nostra testa, in modo non alienato e l’arte deve fare la sua parte, dando voce agli artisti per
produrre conoscenza e cultura, affrontando i grandi temi di oggi: urbanesimo e megalopoli,
diaspore e migrazione, marginalità, controllo e repressione, diritti umani, ecologia e
geolocalizzazione.
Nelle mie opere, attraverso la figurazione pongo un’osservazione riflessiva o interrogativa. Il
soggetto ha una storia, rivela altro da ciò che è, non una semplice presenza disposta su un
supporto, non come un’immagine sottratta a un contesto o da un legame di azioni, ma
l’essenza della riproduzione di forme esattamente identificabili e di testimonianze reali. Tutto
questo valorizzando il gesto artistico senza sacrificarlo alla ricerca estetica.
Non è sufficiente l’osservazione: si deve porre un’attenzione interrogativa.
Detto questo con i ritratti cerco di mostrare la difficile realtà. Quando vado a dipingere
un’immagine cerco di non tralasciare l’identità di quei volti straziati, anonimi, perché si tratta
sempre di persone reali. Attraverso la figurazione cerco di mettere in evidenza una scelta, il
mio interesse nel conoscere la realtà, i desideri, le paure, gli orrori della guerra, la fragilità della
vita umana. Il soggetto ricorrente è l’essere umano, persona esistente spesso rappresentata
sola o a volte in coppia.
In queste figure cerco di far trasparire segni di serenità, di estasi, di violenza, di sofferenza, di
sfida, di assenza, le sensazioni che rispecchiano gli stati d’animo di ognuno. La realtà che vado
a osservare non mi permette di riprodurre un semplice ritratto, ma il tentativo estremo di
esprimere attraverso il gesto pittorico il loro vissuto, la loro conoscenza, la loro cultura, il loro
rapporto con il tempo in cui vivono e ciò che portano con sé di bene e di male.
Attraverso i volti che realizzo punto a instaurare un’unione, un tutt’uno tra l’immagine e
l’osservatore. Il mio «intervento» non è soltanto quello di individuare una giusta visione, ma
quello di comunicare attraverso l’immagine il legame con la realtà.
I rapidi cambiamenti che avvengono nella realtà fanno sì che l’artista ne debba tenere conto.
L’essere umano dovrà accorgersi della realtà in cui si trova, attraverso il confronto con l’altro.
Tutto ciò segna la mia ricerca artistica.